La battaglia navale di Capo Bon, la vittoria dei Vandali

Nella storia dell’Impero Romano d’Occidente, il V secolo è un periodo caratterizzato da instabilità politica, invasioni barbariche e una progressiva perdita di territori. Tra le molte battaglie che segnarono il declino dell’Impero, la Battaglia di Capo Bon del 468 emerge come un evento significativo. Questo scontro navale, avvenuto al largo della costa tunisina, vide le forze romane d’Occidente, sotto il comando dell’Imperatore Antemio, sfidare la potenza marittima dei Vandali guidati da re Genserico. A dispetto dei grandi sforzi e le risorse impiegate, la spedizione romana si concluse in un disastro, con pesanti conseguenze per l’Impero stesso.

 

Contesto storico

La popolazione germanica dei Vandali nel 429 invase l’Africa settentrionale, spinta da motivazioni politiche e economiche. Guidati dall’astuto re Genserico, i Vandali non solo conquistarono rapidamente vasti territori, ma minacciarono persino le rotte commerciali dell’Impero Romano, causando gravi danni economici. L’Africa, con le sue ricche province, era un pilastro dell’economia romana, e la sua perdita avrebbe rappresentato un duro colpo per l’Impero d’Occidente.

 

Tentativi di riconquista

Diversi imperatori d’Occidente cercarono di riconquistare l’Africa, ma senza successo. Maggioriano fu il primo a sfidare i Vandali, ma la sua spedizione fallì a causa di intrighi politici e tradimenti. Successivamente, sotto l’imperatore Libio Severo, i Romani tentarono di organizzare una grande spedizione navale, ma anch’essa si concluse in un fallimento.

Nel 467, con l’appoggio dell’Imperatore d’Oriente Leone I, Antemio fu elevato al trono d’Occidente e incaricato di condurre una nuova spedizione contro i Vandali. Egli, con il sostegno di eminenti generali come Marcellino, intraprese la difficile missione di riconquistare i territori sottratti e porre fine alla minaccia vandala una volta per tutte.

Yamato e Musashi, l’orgoglio della Marina Imperiale giapponese

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La battaglia

La Battaglia di Capo Bon fu il culmine di questa campagna militare. Nel 468, Antemio e il suo alleato Leone I allestirono una vasta flotta composta da migliaia di navi e un esercito di oltre centomila soldati. L’obiettivo era chiaro: attaccare Cartagine, la capitale vandala, e punire Genserico per il sacco di Roma del 455.

La flotta, comandata dal generale Basilisco, si scontrò con la potente armata navale dei Vandali al largo di Capo Bon, sulla costa nord-orientale dell’attuale Tunisia. Inizialmente, i Romani sembrarono avere successo, affondando centinaia di navi nemiche. Durante i negoziati per una tregua, tuttavia, i Vandali prepararono un attacco a sorpresa, inviando navi incendiarie contro la flotta nemica ormeggiata. Quest’azione improvvisa mise in ginocchio le forze romane, causando gravi perdite e la distruzione di gran parte dell’armata.

 

Conseguenze

Il fallimento ebbe conseguenze disastrose per l’Impero. Non solo la perdita della flotta rappresentò un duro colpo per le risorse militari, ma anche il costo economico della spedizione indebolì ulteriormente le finanze imperiali. L’incapacità del sovrano di riconquistare i territori, inoltre, danneggiò gravemente la sua reputazione e ne minò l’autorità politica.

La battaglia segnò una svolta nella storia dell’Impero d’Occidente. Sebbene esso avesse ancora qualche decennio di vita davanti a sé, la sua capacità di resistere alle minacce esterne si indebolì duramente, aprendo la strada alla caduta del 476.

 

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