Percy Harrison Fawcett, soldato, archeologo ed esploratore

Percy Harrison Fawcett, nato il 18 agosto 1867 a Torquay in Inghilterra, fu un uomo di straordinaria determinazione e coraggio. La sua vita, segnata da avventure, misteri e la ricerca incessante di luoghi inesplorati, divenne ben presto fonte di ispirazione per scrittori e artisti, che hanno contribuito a consacrarne la memoria.

 

Giovinezza

Fawcett proveniva da una famiglia di esploratori e intellettuali, che ne ispirò l’attività sin dalla giovinezza. Suo padre, Edward Boyd Fawcett fu membro della Royal Geographical Society, mentre suo fratello maggiore, Edward Douglas, fu un celebre alpinista, oltre che occultista e scrittore.
Nel 1901 Percy, appassionato di cartografia e topografia, entrò nella Royal Geographical Society, per poter proseguire gli studi.

 

Le prime spedizioni

La sua prima grande avventura iniziò nel 1906, all’età di 39 anni, quando si recò in Brasile con l’obiettivo di mappare parte della giungla posta al confine con la Bolivia. La RGS gli aveva affidato il compito di esplorare la zona in modo imparziale, senza pregiudizi verso gli interessi locali.
Al suo ritorno Fawcett descrisse specie animali sconosciute. Disse di aver incontrato un piccolo cane, dalle dimensioni di un gatto e le fattezze di volpe e un mastodontico ragno Apazauca, colpevole di aver avvelenato decine di indigeni. Fu, tuttavia, il racconto della spedizione del 1907 a costargli lo scherno di gran parte della comunità scientifica. Egli dichiarò, infatti, di aver colpito con uno sparo una gigantesca anaconda di 19 metri.
In quegli anni, e sino al 1924, l’uomo compì numerosi viaggi, che lo condussero dapprima alla sorgente del Rio Verde, nel 1908, e persino a quella del fiume Heath, fra Perù e Bolivia, nel 1910. Il suo atteggiamento gentile e paziente, poi, gli permise di entrare in contatto con i nativi, che lo accolsero con benevolenza.
Allo scoppio della Grande Guerra Percy fece ritorno in patria e si arruolò volontario. Fu spedito, in veste di ufficiale d’artiglieria, al fronte delle Fiandre. Il conflitto, tuttavia, non spense la sua sete di conoscenza e terminate le battaglie tornò nel Nuovo Mondo, in Brasile, dove compì studi di zoologia e archeologia.

 

Ultima spedizione

Tornato in Europa Fawcett continuò ad avvertire la necessità di lanciarsi in nuove avventure e l’occasione giunse nel 1925, quando il gruppo di finanzieri londinesi “the Glove” gli affidò una spedizione. Egli partì per il Brasile con il figlio primogenito Jack e l’amico Raleigh Rimmel, con la convinzione di buttarsi a capofitto nella ricerca di una mitica città perduta, nella valle del Mato Grosso. Il luogo prese ben presto il nome di “Z”, ma nella mente di Percy essa aveva le fattezze di El Dorado.
Organizzati e largamente equipaggiati i tre viaggiarono in fretta, attenti a non entrare in contatto con le tribù locali, che avrebbero potuto mostrare ostilità.
Il 20 aprile 1925 il piccolo equipaggio partì per l’ultimo viaggio, da Cuiabá, in compagnia di due lavoratori brasiliani, due cavalli, otto muli e due cani. Giunsero notizie di loro sino al 29 maggio, da quel giorno, tuttavia, nessuno seppe più nulla. Alcuni pensarono che i tre, soli, avessero attraversato il fiume Xingu e fossero stati uccisi dagli indigeni. I più giovani furono avvistati per un’ultima volta feriti alle gambe e malati e, dunque, si ipotizza che possano essere deceduti per cause naturali nel folto della giungla.
Due anni dopo, nel 1927, fu rinvenuta una targhetta con inciso il nome di Percy Fawcett presso una tribù locale, risalente alla spedizione del 1922 e donata dal naturalista al capo della popolazione. Nel 1933, invece, venne trovato un teodolite, ad egli appartenuto, nei territori limitrofi a quelli occupati dalla tribù dei Baciary nel Mato Grosso, e forse abbandonato dallo stesso Fawcett prima di addentrarsi nella boscaglia.

La battaglia di Talamone, un disastro romano

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Speculazioni

Nel tempo furono molte le spedizioni di salvataggio concluse senza alcun risultato. Secondo alcuni Percy sarebbe stato ucciso dagli indigeni, secondo altri sarebbe caduto vittima di animali feroci. Altri ancora, invece, ipotizzarono che potesse aver perso la memori, divenendo il capo di una tribù cannibale.
Il primo a partire fu lo statunitense George Miller Dyott, nel 1927. Al suo ritorno affermò di aver trovato prove certe della colpevolezza degli aborigeni Aloique. Questa versione, tuttavia, si rivelò ben presto falsa.
Negli anni ’60 il danese Arne Falk-Rønne giunse con una spedizione nel Mato Grosso. Solo nel 1991, tuttavia, affidò ad un articolo il racconto di come, tramite le parole di Orlando Villas-Bôas, sarebbe venuto a conoscenza del triste destino di Percy Fawcett. Quest’ultimo, secondo il racconto, sarebbe incorso con i suoi compagni in un incidente sul fiume, perdendo buona parte dei regali destinati agli indigeni. Gravemente feriti entrarono poi in contatto con i Kalapao, che posero fine alle loro vite. I due giovani vennero gettati nel fiume, mentre Percy, più anziano, fu seppellito.
La storia, dalle parole di Falk-Rønne, venne confermata da un membro dei Kalapao con il quale era entrato in contatto.

 

Orlando Villas-Bôas

Villas-Bôas, inoltre, ricevette nel 1951 le presunte ossa di Fawcett, confermandone tramite analisi l’autenticità. Al responso si oppose lungamente e con fermezza il figlio minore Brian, accusato dallo scienziato di voler speculare sulla morte del padre.
Tempo dopo, tuttavia, gli studi compiuti da Villas-Bôas furono smentiti e ulteriori indagini affermarono la non appartenenza dei resti all’esploratore.
A testimoniare la falsità delle affermazioni di Villas-Bôas giunse, nel 1998, un documentario prodotto dalla BBC in collaborazione con l’inglese Benedict Allen. Egli intervistò un anziano Kalapao di nome Vajuvi, il quale negò il coinvolgimento della tribù con la morte di Fawcett, confermando, inoltre, che le ossa rinvenute quasi cinquant’anni prima non fossero del naturalista.

Ultime teorie

Nel 2004 apparve sul quotidiano britannico The Observer l’ipotesi, formulata dal direttore televisivo Misha Williams, secondo la quale Fawcett avrebbe rifiutato di tornare in patria. L’uomo, infatti, avrebbe confidato, in alcune carte private, di voler rimanere nella giungla. Lì avrebbe fondato una comune basata sui principi teosofici e sull’adorazione del figlio Jack. La storia confluì rapidamente in un’opera, dal titolo AmaZonia, messa in scienza nell’aprile dello stesso anno.
L’anno successivo il giornalista David Grann visitò i Kalapao, scoprendone una singolare tradizione orale. Essi avrebbero tramandato la storia di Fawcett, uno dei primi stranieri con i quali la tribù sarebbe entrata in contatto. L’uomo, con i compagni, avrebbe soggiornato presso di loro, esprimendo presto la volontà di tornare a viaggiare verso est. A dispetto degli avvertimenti della tribù, i tre si inoltrarono in territori sconosciuti, cadendo sotto gli attacchi di alcuni locali, a soli cinque giorni dalla partenza.

Eredità

La vita di Percy Fawcett ha ispirato romanzi, documentari e film. Il suo spirito avventuroso e la sua incrollabile determinazione continuano, tutt’ora, a catturare l’immaginazione di chi sogna di esplorare i luoghi più remoti del mondo.

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