La battaglia di Talamone, un disastro romano

Sul finire del II a.C. il mondo romano fu scosso da un’aspra battaglia, combattuta presso Talamone, contro un’alleanza di popolazioni celtiche. La storia, narrata da Polibio, restituisce l’immagine di una grande invasione da parte della più estesa coalizione mai realizzata contro i Romani.

La battaglia, aspra e sanguinosa, si concluse con una plateale vittoria romana e la totale distruzione dell’esercito avversario sancendo l’inizio dell’espansione repubblicana verso il confine gallico nella pianura del Po.

 

Espansione di Roma

Dopo la prima guerra punica, Roma rivestì un ruolo dominante nel Mediterraneo centrale. La Sicilia divenne la prima provincia, seguita dalla Sardegna e dalla Corsica nel 238 a.C.. La resistenza degli indigeni venne abbattuta e un pretore fu incaricato del governo dei nuovi territori nel 231 a.C..

La Repubblica, mentre estendeva il suo potere nel Mediterraneo, agì con efficienza per controllare la penisola e prevenire minacce ai confini. Nel 233 a.C., il console Quinto Fabio Massimo marciò contro i Liguri, che, a causa delle migrazioni delle popolazioni galliche, avevano marciato verso sud, raggiungendo l’Arno e prendendo Pisa. Il console costrinse i nemici ad una disordinata ritirata, occupando successivamente Lucca e continuando l’inesorabile avanzata lungo la costa. Ben presto le truppe raggiunsero Genova, con la quale concluse un fondamentale trattato.

Nel 232 a.C., per volere del democratico Gaio Flaminio Nepote, fu disposta una grande ridistribuzione territoriale delle terre costiere lungo l’Adriatico. Tre anni dopo, poi, nel 229 a.C. l’influenza romana raggiunse le coste orientali dello stesso mare, minacciate dalle scorrerie degli Illiri.

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Invasione dei Galli

Con la rapida presa di potere da parte del mondo romano le popolazioni celtiche stanziate in Italia, e non ancora assoggettate al controllo della Repubblica, iniziarono ad avvertire la crescente pressione espansionistica.

Sollecitati segretamente dai Cartaginesi, i Galli accrebbero la loro sobillante aggressività e lo scontro con i Romani divenne rapidamente inevitabile.

 

Battaglia

Nel 225 a.C. le tensioni giunsero all’apice, causando la terribile battaglia. L’esercito celtico, costituito da una vera e propria armata di popolazioni, si contrappose ai Romani, schierati con le quattro legioni di Gaio Attilio Regolo e Lucio Emilio Papo e due contingenti alleati, uno sabino-etrusco e uno veneto-cenòmano.

I celti marciarono verso l’Argentario, in vista probabilmente di uno sbarco Cartaginese, ma furono presto fermati dall’azione nemica presso Talamone. Attaccato su due fronti l’esercito celtico andò incontro ad una terribile sconfitta, durante la quale uno dei due sovrani cadde prigioniero e l’altro cercò la morte. A perire fu anche il console Gaio Atilio Regolo, ucciso dai nemici.

 

Conseguenze

I Celti, nonostante la poderosa invasione da loro messa in atto, furono duramente sconfitti e ciò incoraggiò i Romani a tentare di espellerli dalla pianura del Po.

La battaglia di Talamone segnò, dunque, un punto di svolta nell’espansione della Repubblica verso nuovi territori e influenzando gli eventi futuri nella regione.

 

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