Uta di Ballenstedt, la vera storia di Grimilde

Nel corso del lungo Medioevo molte figure emersero con forza, ma una, ammantata di mistero, divenne una vera e propria icona capace di oltrepassare i secoli.

Uta di Naumburg nacque nel castello di Ballenstedt nel complesso anno 1000. Figlia di una influente famiglia di conti sassoni, ella fu erede di Odo I, margravio della marca orientale sassone. La giovane crebbe in un contesto di assoluto potere ed agiatezza. Il fratello Esico divenne persino capostipite della nobile famiglia degli Ascanidi, mentre Hacheza, la presunta sorella, fu badessa dell’abbazia di Gernrode.

Nel 1026, all’età di ventisei anni, la donna convolò a nozze con l’austero Eccardo II, della dinastia degli Eccardingi di Meißen. Sebbene l’unione fosse supportata da motivi politici, essi trascorsero insieme circa vent’anni nel castello di Albrechtsburg. Non ebbero figli, ma governarono con successo sino al momento della loro morte, nel 1046, quando caddero vittime di una terribile epidemia che colpì l’intera regione. Fu allora che la dinastia degli Eccardingi si estinse, soppiantata dalla presa di potere di Guglielmo III di Weimar, ma l’eredità di Uta ed Eccardo valicò le frontiere del tempo.

 

La leggenda

Attorno alla figura della donna è tutt’ora avvolto un velo di fitto mistero. Secondo alcuni racconti ella avrebbe persino affrontato un processo per stregoneria, sopravvivendo miracolosamente alle ardenti fiamme del rogo e divenendo, così, una sorta di eroina romantica del Medioevo. A renderla veramente immortale, tuttavia, contribuì la statua a ella dedicata nella cattedrale di Naumburg.

L’opera apparve attorno al 1260, due secoli dopo la scomparsa della donna, all’interno di una delle cappelle absidali del coro. Parte di un ciclo raffigurante i dodici fondatori e benefattori della chiesa, essa, opera di autori ignoti, attrasse l’attenzione del popolo. La donna, caratterizzata con cura nel volto e nell’atteggiamento, appare fiera e regale, pietrificata in un’eleganza eterna. Le sue sembianze hanno attratto, per secoli, l’immaginazione di artisti e intellettuali.

In epoca romantica Uta divenne icona di bellezza germanica e simbolo di virtù femminile, mentre nel XX secolo, complici le diffuse idee politiche e sociali, fu assurta a ideale di donna ariana. Proprio a questo si legò la controversa vicenda del classico Disney “Biancaneve e i sette nani”.

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Grimilde

Nel 1934 Walt Disney decise di intraprendere un nuovo e ambiziosissimo progetto, avviando la realizzazione del primo lungometraggio animato, ispirato a una fiaba dei fratelli Grimm. Durante una visita alla cattedrale di Naumburg, Walt rimase folgorato dall’affascinante scultura, decidendo allora di fare di Uta la sua strega Grimilde.  Essa fu, poi, resa ancor più arcigna dai disegnatori attribuendole alcuni tratti fisionomici ispirati all’attrice Joan Crawford.

Il film d’animazione, uscito nelle sale cinematografiche statunitensi fra il 1937 e il 1938, non vide la luce in Germania fino al 1950, a causa del forte legame, assunto nel Paese, del personaggio femminile con l’ideologia nazista.

 

Questo incrocio tra storia, arte e cultura popolare dimostra quanto le figure storiche possano essere reinterpretate e reinventate nel corso del tempo. Uta di Naumburg, regina senza eredi accusata di stregoneria, è divenuta nell’immaginario popolare la malvagia matrigna di Biancaneve, incarnando le diverse sfaccettature della memoria e dell’immaginazione. La sua trasformazione in icona pop conferma il potere delle narrazioni e delle rappresentazioni visive nel plasmare la percezione pubblica dei personaggi storici.

 

Immagine di copertina ad opera di Linsengericht – Wikipedia

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