La tragedia di Ipazia

Nell’austera Quaresima del 415, la città di Alessandria fu teatro di un evento brutale. Un gruppo di cristiani, impegnati nella lotta contro il paganesimo, catturò la sapiente Ipazia, massacrandola e dandone i resti alle fiamme. A testimonianza dell’atrocità fu vergata, quasi tre secoli dopo i fatti, una cronaca, a opera del vescovo Giovanni di Nikiu.

 

Contesto storico

Agli albori del V secolo Alessandria prosperava florida. Fondata nel 331 a.C. come una vera e propria metropoli, essa accoglieva alcune fra le mete più ambite del tempo. In virtù della sua appartenenza all’Impero Romano d’Oriente essa era governata da un prefetto, per ordine del sovrano di Costantinopoli. A dettare legge, tuttavia, era il vescovo e patriarca, custode della vita religiosa.

Il potere ecclesiastico, poi, era forte e influente, grazie alla proclamazione del Cristianesimo come religione di stato, per volontà di Teodosio I. La Chiesa allora ebbe l’opportunità di scagliarsi con ferocia contro i dissidenti e tutto ciò che rimaneva del paganesimo. Ciò, spesso, si traduceva in violenti disordini, sfociati nella distruzione di templi e nell’uccisione di infedeli. Chiunque si opponesse avrebbe subito l’ira dei manifestanti.

 

Una donna eccezionale

In quell’epoca visse Ipazia, figlia del celebre matematico e astronomo Teone. Ella, dotata di una straordinaria intelligenza ed erudizione, divenne una rinomata insegnante di filosofia e scienze, attirando numerosi seguaci e discepoli. La sua conoscenza, sia nelle discipline scientifiche che filosofiche, superava quella del padre e dei suoi contemporanei, donandole il rispetto e l’ammirazione della città.

La crudeltà di Tigellino

La crudeltà di Tigellino

L’invidia e le vendette politiche

La sua fama non passò inosservata, suscitando l’invidia e il risentimento di alcuni, tra cui il potente vescovo Cirillo. Nipote e successore di Teofilo, egli fu a sua volta un patriarca di grande potere e scaltrezza.

Secondo i racconti di Damascio, il religioso avrebbe appreso della celebrità e influenza di Ipazia, contribuendo, per invidia, a creare contro di lei un clima di ostilità. A influire sull’avversione di Cirillo furono, stando ad alcune ricostruzioni, anche i rapporti fra la donna e Oreste, il prefetto della città, oggetto anni prima di alcuni attacchi da parte dei seguaci del vescovo.

 

Hypatia - Charles William Mitchell (1885)La morte

La morte della filosofa avvenne in circostanze orribili. Una folla di monaci e parabolani la aggredì alla luce del giorno, trascinandola in una chiesa. Lì la sottopose a indicibili torture e infine la bruciò, per cancellarne ogni traccia dalla memoria.

Questo brutale assassinio, motivato dall’invidia, dalla rivalità politica e dalla fervente ostilità religiosa, segnò la fine di un’era di tolleranza e razionalità ad Alessandria. Ipazia, con la sua vita e la sua morte, rimane un simbolo della lotta per la conoscenza e la libertà di pensiero.

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