La crudeltà di Tigellino

Gaio Ofonio Tigellino fu una figura oscura e controversa nella lunga storia di Roma. Nato nel 10 d.C. in Sicilia, nei pressi di Agrigento, da una famiglia di umili origini, la sua ascesa al potere e alla fama fu segnata da immoralità, ambizione smisurata e mancanza di scrupoli. Egli divenne il braccio destro dell’Imperatore Nerone e si rese protagonista di nefandezze e crudeltà che hanno segnato gli ultimi anni del regno di quest’ultimo.

 

Le origini

Le prime tracce della vita di Tigellino risalgono alla sua gioventù, quando si dedicò all’addestramento di cavalli, riuscendo ad accumulare ricchezza e prestigio gestendo ippodromi nel sul della penisola. Già a circa vent’anni, noto da alcuni racconti di Tacito per la profonda immoralità, si trasferì a Roma dove entrò in contatto con la famiglia imperiale. La sua condotta discinta e le accuse di adulterio con Agrippina e Giulia Livilla, sorelle di Caligola, lo condussero, tuttavia, all’esilio nel 39 d.C. fino al 41 d.C.

Ritornato nell’Urbe intorno al 60 d.C., egli riuscì a conquistare la fiducia e il favore del nuovo imperatore, Nerone, diventandone il confidente più fidato. La passione condivisa per le corse dei carri e l’amore per i cavalli cementarono il legame tra i due, portandoli a condividere ogni vizio ed eccesso.

La leggenda di Marco Valerio Corvo

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Ascesa e disfatta

In breve tempo salì al potere diventando Praefectus Urbi, a capo delle coorti urbane, e alla morte di Afranio Burro, nel 62 a.C., succedendogli come comandante dei pretoriani. La sua ascesa lo portò a screditare i suoi rivali Fenio Rufo e Ninifidio Sabino e a consolidare la sua posizione come unico consigliere imperiale, manipolando persino prove per giustificare l’omicidio di Claudia Ottavia, prima moglie di Nerone.

La fama di Tigellino non fu priva di scandali, con le sue feste orgiastiche e la corruzione che ne caratterizzarono il regime. Il picco più oscuro della sua carriera fu, però, l’accusa di aver riacceso l’incendio del 64 d.C., che devastò gran parte della Capitale. Sebbene fosse sospettato di aver tratto vantaggio dal rogo che si sviluppò proprio nei suoi possedimenti, recenti scoperte archeologiche hanno messo in discussione questa narrativa, suggerendo piuttosto un coinvolgimento attivo di Nerone e Tigellino nell’assistere le vittime e nel fornire supporto alla città in ginocchio.

Quando la fine di Nerone cominciò ad avvicinarsi, con ribellioni nell’esercito e una crescente disapprovazione da parte del popolo, Tigellino, fedele a una natura subdola, voltò le spalle al sovrano in favore Galba, il cui esercito marciava su Roma dalla Penisola Iberica. La sua alleanza, tuttavia, si rivelò fatale, poiché dopo la morte di Galba, Otone lo incluse nella lista di proscrizione. Egli, allora, anziché affrontare l’inevitabile condanna, si tolse la vita a Sinuessa, attuale Mondragone, nel 69 d.C.

 

Gaio Ofonio Tigellino rappresenta un esempio oscuro di potere e corruzione nell’antichità. Abile nella politica, ma senza scrupoli, giunse infine alla rovina a causa di una natura scaltra e subdola. La sua vita e la sua carriera rimangono un monito sulla fragilità e fugacità del potere.

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