La leggenda di Marco Valerio Corvo

Marco Valerio Corvo, noto ai suoi contemporanei come Marcus Valerius Corvus, è una figura leggendaria nella storia della romanità, ricordata sia per le gesta eroiche sul campo di battaglia che per i successi politici. Nato intorno al 371 a.C. e deceduto nel 285 a.C., con la sua vita esemplare lasciò un’impronta indelebile nel tempo.

 

Origini e prime imprese

Egli proveniva dalla prestigiosa gens Valeria, una delle famiglie più influenti della Roma antica. Sin dalla giovane età dimostrò uno straordinario valore militare. Si distinse particolarmente durante la guerra contro i Galli, in cui fu compagno di Lucio Furio Camillo nel 349 a.C. A consolidare la sua fama leggendaria fu un episodio avvenuto proprio in quegli anni e narrato da Livio e Gellio. Durante un duello tra un guerriero romano e un erculeo nemico, Marco Valerio Corvo, appena adolescente, si offrì volontario per combattere. Durante lo scontro, un corvo si posò sull’elmo di Marco Valerio e, secondo la leggenda, attaccò gli occhi del guerriero gallo con il suo becco, permettendo al giovane avversario di vincere il duello. Da quel giorno, egli acquisì il cognomen di “Corvus”, in memoria del prodigioso evento.

La strage di Penetola

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Successi politici e militari

Il neoacquisito “Corvo” non fece che aumentare la fama di Marco Valerio, che proseguì la sua carriera con innumerevoli successi. Fu nominato maestro della cavalleria dal dittatore Tito Manlio Torquato e, nonostante la giovane età, fu eletto console nel 348 a.C., assieme a Marco Popilio Lenate. La sua ascesa fu inarrestabile, salendo al consolato per ben quattro volte e distinguendosi per la sua abilità nel comando militare.

Fu un generale coraggioso e abile, conducendo le legioni in numerose battaglie contro i Volsci, i Sanniti, gli Equi e gli Etruschi. La sua leadership durante la guerra sannitica, in particolare, fu lodata per il suo eroismo e la sua determinazione nel fronteggiare le minacce nemiche.

 

Contributi legislativi ed eredità storica

Oltre ai successi militari, egli contribuì all’avanzamento legislativo. Fu promotore della Lex Valeria de Provocatione, che vietava le pene corporali per un cittadino romano in assenza di un giudizio da parte dell’assemblea popolare, dimostrando un impegno per la giustizia e l’equità nel sistema legale.

Nel 299 a.C., in età senile, come narra Cicerone, fu console un’ultima volta, nel ruolo di suffectus, in sostituzione di un console deceduto.

La sua morte, avvenuta intorno al 285 a.C., segnò la fine di una vita lunga e straordinaria. Ricordato come uno dei più grandi eroi della storia romana, egli incarnò il coraggio, l’abilità militare e la dedizione al servizio della Repubblica. La sua storia continua a ispirare e a essere tramandata attraverso i secoli come un esempio di virtù romane e leadership straordinaria.

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