I prodotti tipici della gastronomia vicovarese. Il salato e il dolce

I prodotti salati

Il pane: produzione e distribuzione

Il pane di Vicovaro è sicuramente il prodotto che ha reso famoso il paese nella Valle dell’Aniene, nel Lazio e al di fuori di questi confini, grazie anche alla sagra organizzata nel mese di luglio dalla Pro Loco fino al 2016.

Foto del Sig. Giancarlo Iacovelli

L’affacciarsi del borgo sull’Aniene ha in passato favorito la presenza di diversi mulini. Assieme a quella dell’olio, la produzione del grano era la più comune. Questa permise la nascita verso la metà del Novecento di numerosi forni a legna casalinghi per la produzione del pane.

Questo veniva distribuito non solo nei paesi vicini e Tivoli, ma anche a Roma attraverso il trasporto in bicicletta o in treno e venduto soprattutto dalle donne porta a porta.

La particolarità del pane di Vicovaro stava soprattutto nel metodo di cottura con i rami di ginestra, che conferivano al pane un aroma particolare.

In passato venivano solitamente realizzate otto infornate giornaliere per un lavoro di circa quindici ore al giorno.

La pizza pane e la pizza “somma”

La pizza pane, dalla caratteristica forma allungata e dalla soffice consistenza, è gustata principalmente con fichi e prosciutto crudo o con mortadella.

La pizza somma”, a base di farina, acqua, lievito madre, olio di oliva e un pizzico di bicarbonato per velocizzare la lievitazione, è spesso farcita con verdure di campo saltate in olio, aglio e peperoncino o con formaggi e salumi.

L’impasto viene inciso con un coltello come a formare già delle porzioni. Si ritrova anche in altre tradizioni della cucina regionale italiana, come la pizza al testo umbra o la schiacciata toscana.

La ciambella

Altro importantissimo prodotto da forno è la ciambella all’anice (ciammella co’ l’anisu) consumata sia come spuntino che in sostituzione del pane e anticamente assieme ad un bicchiere di vino. La sua particolarità è quella di essere prima lessata in acqua calda e poi cotta in forno.

Viene distribuita gratuitamente assieme alle “pastarelle di Sant’Antonio” (Abate) il 17 gennaio durante i festeggiamenti in onore del patrono del paese.

Foto di Stazione Pizza, Tripadvisor

I primi piatti: polenta e frascarelli

Tra i primi piatti della domenica e dei giorni di festa spiccano la polenta con le lumache (pulenta co’ le ciammaruche) e i frascarelli, realizzati con farina di grano tenero, creando dei grumi con acqua fredda che vengono poi cotti in acqua bollente. Una volta steso sul piatto, sul composto è spalmato sugo “finto” a base di aglio, olio e peperoncino e una sventagliata di pecorino.

Foto dell’autrice

La polenta con le lumache può essere realizzata in due versioni: quella “lenta”, stesa sulla spianatoia di legno o sul piatto, e quella “tosta”. Quest’ultima viene versata in un’insalatiera e fatta raffreddare, dopodiché viene rovesciata su un piano e tagliata a fette con un filo ben teso.

La pizza fritta

Un prodotto tra il dolce e il salato è la pizza fritta, tradizionalmente cotta nell’olio extravergine di oliva di nuova spremitura. Viene solitamente distribuita in tutte le manifestazioni gastronomiche vicovaresi organizzate dall’attuale Pro Loco.

I prodotti dolci

Le pastarelle di Sant’Antonio (dette anche “paste antiche”), a base di uova, zucchero, latte, olio, farina, ammoniaca e lievito, vengono preparate per la festa di Sant’Antonio Abate. Dalla consistenza soffice, una volta rafferme col passare dei giorni, possono essere tagliate a fette e riscaldate fino a raggiungere la consistenza dei classici biscotti da latte.

Foto della Sig.ra Francesca Proietti Panatta

Una leccornia d’altri tempi che rientra nella tradizione romana e laziale è il maritozzo: quello tradizionale ha all’interno uva sultanina, oggi sostituita con gocce di cioccolato fondente, mentre la superficie è ricoperta da una glassa di zucchero.

Foto della Sig.ra Serena Cori

I dolcetti di Natale

Per quanto riguarda i biscottini preparati in occasione del Natale, probabilmente il primato della tradizione va alla nociata, un composto di noci tritate grossolanamente e miele, tagliato a forma di rombo e racchiuso tra due foglie di alloro, che gli conferiscono un aroma inconfondibile.

Le noci e il miele vengono utilizzati anche per i cosiddetti biscottini, mentre le nocciole per i tozzetti.

L’anice è invece riservata alla preparazione delle tisichelle (viene aggiunto anche il liquore all’anice) e dei ciambellini al vino.

La tradizione pasquale

Sulla tavola pasquale non possono mancare la “pizza 24 ora”, un dolce dalla lunga lievitazione arricchito secondo le differenti versioni con anice, alchermes e rum, e la sofficissima pizza sbattuta, una sorta di pan di Spagna non lievitato a base di sole uova, zucchero e farina.

Si sa che quando si parla di antiche tradizioni, soprattutto culinarie, possono emergere usanze e punti di vista differenti. Pertanto commenti, aggiunte, suggerimenti o critiche (si spera costruttive) saranno ben accetti. Potete scrivere al seguente indirizzo mail: [email protected]

Per ingredienti e procedimenti delle ricette consultare il seguente link: https://www.vicovaroturismo.it/enogastronomia.php?lang=IT

 

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