La patata e il “trucco” di Parmentier per diffonderla in Europa

Alimento comunissimo sulla tavola degli italiani, la patata ha compiuto delle vere e proprie traversate oceaniche. Originaria delle Ande fu coltivata per la prima volta in Sud America, precisamente nella regione del Lago Titicaca, divenendo ben presto uno dei cibi principali del popolo Inca.

La diffusione europea

In Europa giunse con i conquistadores, che ne appresero dell’esistenza durante le spedizioni nel continente americano. In Perù, infatti, non fu solo osservata, ma nel 1537 anche precisamente descritta. Fu poi il tempo della sua importazione, avvenuta alla metà del XVI secolo. Per prima giunse in Spagna, dove è segnalata dal 1573. In seguito raggiunse anche i Paesi Bassi, dove diverrà apprezzatissima, e l’Italia, con il nome di tartuffolo o tartufo bianco. Qualche decennio dopo arrivò anche in Inghilterra e in Germania.

La diffusione europea di questo tubero risultò inizialmente ostacolata da alcune criticità. Innanzitutto, il suo aspetto decisamente non invitante. Le prime patate, infatti, si presentavano deformi e irregolari, antiestetiche agli occhi degli europei del tempo. Alcuni botanici ne ipotizzarono persino un ruolo chiave nella diffusione della lebbra. Le piante portate direttamente dal Sud America, inoltre, erano poco adatte alla coltivazione in zone climatiche così tanto differenti da quella di origine e risultavano scarse di raccolto. Il fatto, poi, che nella Bibbia non se ne facesse parola inculcò in taluni l’idea che Dio stesso non volesse che gli uomini la utilizzassero sulle loro tavole. In alcuni casi, addirittura, fu associata a ritualità demoniache e stregonesche.

La sua affermazione, tuttavia, giunse e fu intorno alla metà del XVIII secolo che in Europa se ne diffuse a macchia d’olio la coltivazione. Quest’ultima, insieme a quella del mais, aveva ormai un rendimento di gran lunga migliore rispetto alla coltivazione dei cereali e sarebbe divenuta fondamentale per scongiurare periodi di forte carestia.

Scienziati e botanici lodarono le proprietà nutritive della patata, nettamente superiori a quelle di segale o frumento, già dall’inizio del ‘700, complici anche alcuni sovrani decisi a svilupparne la diffusione. Nacquero fior di trattati in merito, ma lo sprone più grande giunse con la necessità scatenata dalla Guerra dei Sette Anni e dalla carestia che ne seguì, pochi anni dopo la fine del conflitto.

Anticitera, l’isola da sogno dove ti pagano per viverci

L’arrivo in Francia

Una storia curiosa riguarda la diffusione del tubero in Francia, dove fu proprio un farmacista e agronomo a farne incrementare consumo e coltivazione. Antoine-Augustine Parmentier venne a conoscenza dell’esistenza di questo alimento nel suo periodo di prigionia durante la Guerra dei Sette Anni.

Antoine Augustin Parmentier - ritratto
Antoine Augustin Parmentier – ritratto

Al suo rilascio, da parte dei prussiani, Parmentier redasse un memoriale sull’uso della patata nel contesto della sua attività di farmacista a seguito delle truppe. L’Accademia di Besançon premiò l’opera durante un concorso indetto nel 1771 per individuare i vegetali che potessero, in tempo di carestia, sostituire quelli più comuni. Ciò avvenne a dispetto di una legge promulgata in Francia nel 1748. Questa non solo vietava la coltivazione della patata, ma le imputava anche un ruolo primario nella diffusione di patologie.

Parmentier e il suo “trucco”

L’astuto scienziato escogitò, poi, un metodo per favorirne la larga diffusione nella popolazione, ancora fortemente diffidente. Egli fece presidiare, da militari armati, i campi dove il tubero era coltivato. I contadini, dunque, convinti che fosse un cibo pregiato si diedero ai furti, iniziando a consumare l’alimento in maniera massiccia.

Nel 1789 Parmentier pubblicò una seconda opera sulle patate, dal titolo “Traité sul la culture et les usages des pommes de terre, de la patate et des topinambour”. Qui, l’autore non illustrava solo, con dovizia di particolari, l’uso dell’alimento, ma per renderne più appetibile il consumo ne elencava anche numerose ricette, da lui ideate, tutte rigorosamente a base di patate.

L’impegno di Parmentier giunse persino alle orecchie della regina di Francia. Ella decise di sposare la causa del farmacista e decorò la propria parrucca con alcuni fiori di patata, dalla piacevole forma a stella.

Insomma, da alimento denigrato e riservato alle tavole più umili, la patata è riuscita in alcuni secoli a divenire cibo apprezzato e diffusissimo nella dieta di tutta Europa, complici anche gli innumerevoli ricettari che ne hanno descritto preparazioni di ogni tipo e complessità.

Condividi