Trevi nel Lazio e il suo Patrono – La storia di San Pietro l’eremita

Al confine fra Lazio e Abruzzo sorge una cittadina dallo spiccato aspetto montano. Trevi nel Lazio, oltre agli splendidi paesaggi naturali meta di un florido turismo, è anche scrigno di una lunga vicenda storica. Il racconto della città ha inizio in epoca preromana, con l’occupazione da parte degli Equi e prosegue poco dopo con l’arrivo del popolo di Roma. Le vicissitudini che affrontò in quei secoli sono molte e condussero, in epoca repubblicana, all’istaurazione di un vero e proprio municipio, attestato persino da un’iscrizione, sotto il nome di Treba seguito da Treba Augusta.

Nel territorio, ricco a livello naturalistico, ebbe origine l’acquedotto dell’Acqua Marcia e sede una diocesi, successivamente inglobata in quella più ampia di Anagni, nel 1088.

La storia della città proseguì travagliata, fra cambi di potere e conquiste fino al 1872, quando divenne ufficialmente Trevi nel Lazio, ed il 1927, anno nel quale entrò a far parte della neonata Provincia di Frosinone.

Nella città sono molti i monumenti e i luoghi di interesse portatori di grande bellezza. Uno di questi è l’Oratorio di San Pietro l’eremita. L’edificio, a unica navata voltata a botte, fu eretto nel 1685 in onore del Santo protettore e patrono della città. Si ritiene, infatti, che egli abbia trovato la morte proprio nel punto in cui sorge la struttura.

Statua di San Pietro l'eremita a Trevi nel Lazio, all'interno della cripta dell'oratorio
Statua di San Pietro l’eremita a Trevi nel Lazio, all’interno della cripta dell’oratorio

La storia del Santo è di grande interesse e si lega strettamente a quella di Trevi nel Lazio. Pietro nacque in Abruzzo, a Rocca di Botte, non lontano dai luoghi in cui si mosse e terminò la sua vita mortale. Lì visse fino all’adolescenza, quando dopo aver rifiutato un matrimonio combinato dai genitori si dedicò ad una vita morigerata, all’insegna della carità. Trasferitosi a Tivoli ebbe modo di incontrarne il vescovo, che lo invitò ad insegnare la fede cristiana nei territori dai quali proveniva, viaggiando e predicando anche nelle zone limitrofe. Da qui nacque il titolo di Cavaliere itinerante, con il quale diverrà celebre.

Nei primi anni del suo peregrinare si trasferì a Subiaco, dove stette a contatto con i benedettini dell’abbazia del Sacro Speco. Proprio lì sembra che siano stati compiuti i suoi primi miracoli. Si tratta di due episodi avvenuti fra le mura monastiche, dove in un primo tempo Pietro fece apparire innumerevoli pani, moltiplicando l’alimento per far sì che il dispensiere potesse sfamare tutti i confratelli e i poveri. In un secondo momento il Santo di rese protagonista del celebre miracolo del vaso di vino. Il fatto avvenne nella chiesa di Sant’Abbondio, dove un giovane mendicante fece cadere inavvertitamente il vaso contenente il vino. Pietro, mosso a compassione dal dispiacere del giovane e nell’udire il rigido rimprovero del priore, raccolse i cocci e pregò. Al termine della preghiera tornò stringendo fra le mani il vaso integro pieno di vino.

L’antica Arcinazzo Romano – L’evoluzione di una città e del suo toponimo

Il giovane Pietro giunse a Trevi nel Lazio al termine della sua vita. Fu, tuttavia, qui che compì il maggior numero di opere miracolose. Fra i tanti si ricorda l’episodio di un ragazzo che riacquisì la vista grazie all’intercessione di Pietro, o la liberazione della città dai lupi. Questi ultimi appaiono persino nella simbologia tipica del Cavaliere itinerante.

In città, osteggiato da molti per i suoi messaggi di fede, pace e perdono, Pietro perse la vita, presumibilmente il 30 agosto del 1052. Il giovane morì di stenti, al riparo di una scala dove trovava rifugio abituale per la notte.

Nei secoli successivi a lui fu dedicata, oltre alla sopracitata chiesa cittadina, anche una statua, conservata nel monastero del Sacro Speco di Subiaco. L’opera raffigura il Santo in compagnia di due lupi, tenuti alla catena con la mano sinistra, mentre nella destra stringe una croce.