Da Fiuggi a Losanna: la guerra italo turca nel 1911

La Prima guerra mondiale non fu certo un fulmine a ciel sereno. I preludi infatti iniziarono ben prima di quell’anno fatidico del 1914 quando il Mondo fu sconvolto dal primo terribile conflitto bellico. Il clima bellico, quindi, si respirava già da molto, nell’aria c’era già quella tensione che poi esplose il 28 giugno del 1914. S’inserisce in questa situazione anche la guerra italo turca, scoppiata nell’agosto del 1911 e che durò fino al 1912 per la conquista della Tripolitania e Cirenaica, due regioni storiche dell’odierna Libia. Nei primi anni del Novecento, queste facevano parte del dominio dell’Impero Ottomano, ma le mire espansionistiche italiane, insieme anche ad altre nazioni, posero gli occhi su queste due regioni.

Giovanni Giolitti. Wikipedia.
da Fiuggi a Losanna: la guerra italo turca nel 1911

Le mire espansionistiche erano una costante nella politica europea, tanto che tra il 1905 e il 1906 Italia, Francia e  Inghilterra presero accordi appunto in questa direzione: si spartirono parte dell’Africa e definirono anche le rispettive aree di influenza, tendendo conto delle singole ispirazioni coloniali sull’Africa. Giovanni Giolitti, al quarto governo, dichiarò guerra all’Impero Ottomano, dopo aver intimato, senza alcun successo il ritiro delle truppe turche.  La scelta di Giolitti rimane tutt’ora incomprensibile alla maggior parte degli storici; la tesi più accreditata è quella del sciovinismo. Secondo la quale,  si sarebbe “ispirare” da questo sentimento nazionalista particolarmente esaltato.

E così il 29 agosto del 1911, Giovanni Giolitti firmò, insieme al ministro degli esteri Antonio Salandra, la dichiarazione di guerra. La scelta di questo Comune s’inserì in un momento molto fortunato per Fiuggi; in quegli anni, infatti, erano state valorizzate le acque termali che sono ancora oggi rinomate in tutt’Italia. La dichiarazione di guerra comportò la mobilitazione immediata di più di 30.000 uomini dell’esercito regio italiano che, guidato dal tenente C. Caneva, si recò in Libia. L’impero ottomano era invece inferiore numericamente; secondo alcune stime, il suo corpo militare era circa di 8000 uomini. Le operazioni italiane si diressero subito verso la costa; il tenente Caneva occupò Tripoli, Derna, Bengasi e infine Homs. Si trattava di centri particolarmente strategici per l’impero ottomano sfruttava per far arrivare i rifornimenti di armi e munizioni.

L’annessione della Libia

Già nel novembre dello stesso anno, Vittorio Emanuele III proclamò l’annessione delle due regioni. Secondo la visione dell’epoca, questa conquista doveva servire innanzitutto per ottenere sicure basi di appoggio militare nel Mediterraneo e inoltre anche per avere un eventuale elemento di scambio in tempo di pace. La guerra, secondo la visione giolittiana, aveva un duplice obiettivo che non era solo militare, bensì, e forse soprattutto, politico.

Cartolina propagandistica della guerra in Libia. Wikipedia.

In fin di conti, si trattava di una dimostrazione di forza nei confronti, non solo dei Turchi, ma anche delle altre nazioni europee. Nonostante la facile conquista delle prime città, la guerra si protrasse fino al maggio dell’anno successivo, quando il generale D’ Ameglio, insieme alle sue truppe, costrinse l’impero ottomano alla resa a Rodi, facendoli ritirare così dalla Libia. Complice della sconfitta turca, fu sicuramente anche l’instabilità della penisola balcanica che indusse l’impero a occuparsene, tralasciando la guerra in corso in Africa. La pace fu firmata nell’ottobre del 1912 a Losanna, dove l’Italia ottenne e sancì la conquista libica.