Piranesi: un artista illuminato

Sono esistiti, nel corso della storia, figure artistiche e letterarie che rimangono forse in disparte nella Storia, nonostante il loro contributo sia stato fondamentale nei loro campi del sapere e che quindi hanno personalità che vale la pena di ricordare, come quella di Giovanni Battista Piranesi.

Piranesi: un artista illuminato

Incisore, architetto e teorico dell’architettura fu tra le menti più brillanti del suo tempo. Nato il 4 ottobre del 1720, presumibilmente a Modigliano Veneto, fu introdotto agli studi dell’arte dal padre, il quale era, nella sua zona, un noto tagliapietre e capomastro che quindi ben conosceva le arti.  I suoi primi studi però si inserirono nell’ambito umanistico, grazie al supporto del fratello, che, una volta entrato nell’ordine dei domenicani, li insegnò le lingue antiche. Questi insegnamenti furono indispensabili per poi apprendere con precisione le teorie e le arti architettoniche.

Ritratto postumo di Giovanni Battista Piranesi. Wikipedia.
A Roma

Ben presto, si rese conto che nel suo paese di origine non avrebbe nessuna possibilità. Decise così di trasferirsi a Roma, sperando in qualche occasione migliore. Sfruttò il viaggio diplomatico dell’ambasciatore, F. Venier e così a soli venti anni si ritrovò nella città eterna. Dopo alcuni apprendistati, iniziò a interessarsi della tecnica dell’acquaforte ( tecnica incisoria indirette) grazie all’affiancamento del maestro Giuseppe Vasi. Negli anni romani di Pieranesi, Vasi era molto famoso per la sua bottega calcografica. Qui, approfondì le nozioni paterne sull’incisione; ma, fu il suo stupore nei confronti delle antichità romane, in particolare dei Fori, che gli dette la spinta necessaria per realizzare le prime incisioni che, appunto, riguardavano i monumenti romani.

Nonostante il suo nome cominciasse a circolare nell’élite culturale e artistica romana, le sue vendite non li permettevano di condurre una vita dignitosa e quindi decise di tornare in Veneto, convinto anche dalla mancanza di riconoscimenti per le sue opere. Il secondo periodo veneziano però è poco documentato: possiamo solo ipotizzare che scopo ebbe. Si trattò dunque come una sorta di bilancio artistico che lo condusse a dedicarsi solo alla carriera di incisore, lasciando dunque quella pittorica e artistica. Tornato a Roma, si mise in proprio, aprendo una bottega in via del Corso. La scelta del luogo non fu casuale, ma, anzi, molto ben meditata. Era di fronte all’Accademia francese e quindi si trattava di un posto molto frequentato.

Copertina dell’opera Le Antichità romane. Wikipedia.
La sua opera più importante

Qui, iniziò a produrre una serie di Vedute di Roma, una serie di tavole incise in cui convivevano monumenti antichi e ruderi classici, Inoltre pubblicò anche diverse opere teoriche. La svolta arrivò quando nelle corti europee si diffuse la moda del Grand Tour (il viaggio che i giovani nobili percorrevano tra le bellezze europee). Nel tour divenne, quindi, una tappa fondamentale, la bottega di Piranesi. Dall’altra parte, l’artista veneto ebbe modo di conoscere importanti e danarosi mecenati, come l’inglese T. Hollis, il quale contribuì ad accrescerne la fama.

Con l’avvento del neoclassicismo e del Rococò, Piranesi pubblicò un’opera voluminosa dal titolo Le antichità romane, una raccolta di più duecento tavole. L’ascesa, poi, al soglio pontificio di Clemente XIII procurò una serie di incarichi a numerosi artisti, tra cui l’artista veneto, al quale tra l’altro il Pontefice assegnò anche vari riconoscimenti, come quello onorario all’Accademia di San Luca e fu nominato Cavaliere dello Speron D’oro.

Arco di triofo, G. B. Piranesi, Wikipedia.

La sua visione artistica è tra le ultime del Rococò sia nella rappresentazione e raffigurazione delle opere, ma anche nell’immaginazione dello stesso autore: il carattere inconsueto  delle proprie creazioni è visibile nella maggior parte delle sue incisioni che, quindi, si allontanano dalla realizzazione letterale.

 

Per approfondire il Grand Tour: https://www.prometeomagazine.it/2022/04/01/dalla-bella-epoque-ai-giorni-nostri-storia-del-grand-hotel-casino-di-fiuggi/

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