Il Castellaccio di Paliano

In questo articolo racconterò la storia di un monumento ignoto ai più e che versa in pessime condizioni, abbandonato al suo destino da molti anni : Castel Mattia meglio conosciuto come Castellaccio.

Come oramai avrete avuto modo di constatare io amo raccontare storie e personaggi che riguardano la mia Anagni ma, in questo caso, faccio volentieri un’eccezione anche perché la storia di Castel Mattia è più legata alla storia di Anagni che di altri comuni.

“A colui che svolge i regresti dei papi da Alessandro III a Bonifacio VIII per il lungo periodo di circa due secoli, e in specie ai tempi del quarto Innocenzo e del quarto Alessandro, e legge il grande novero dei cardinali e vescovi e prelati che risiedevano nella curia del Papa, e le cause e le sentenze che da Anagni emanavano per tutto il mondo, ed i molti procuratori laici ed ecclasiastici che le trattavano, e riflette alle molte ambascerie accedenti in Anagni da ogni parte del mondo cattolico e fin dalla lontana Armenia, dalla Tartaria e dalla Palestina per ragioni sociali, politiche e religiose sia a conchiudere trattati a stringere alleanze ed implorare dispense e beneficii, a colui che considera l’immensa turba di addetti alla curia, suddiaconi, cappellani, scrittori, protonotari, giudici e clienti, le milizie ed i servi del clero e dei baroni, non può a meno di concludere, che la cifra di cinquantamila abitanti assegnata da taluno alla città e territorio nel tempo di sua maggiore prosperità (XIII secolo) è forse al disotto del vero. Certo superava Roma ove le discordie intestine fra papi e senato, popolo e baroni, rendevano la vita colà misera e difficile”

Così scriveva lo storico Zappasodi a proposito di Anagni nel XIII sec. quando la città superava per numero di abitanti Roma. I maggiori artefici di questo benessere furono i membri della famiglia Conti. Da Papa Innocenzo III a Gregorio IX ed in particolare, per quel che riguarda la nostra storia, Mattia Conti nipote di Gregorio IX.

Mattia Conti fu podestà di Anagni, rieletto più volte e acquistò dalla famiglia Ceccano, una nobile famiglia anagnina oramai estinta, il loro castello risalente al 1100. I Ceccano fecero edificare il loro castello allo sbocco della valle del Sacco fra Segni e Valmontone. Mattia Conti, fedele seguace del re Manfredi lo fortificò. Lo munì delle armi di difesa, ci mise dei guardiani e lo tenne a disposizione proprio di Manfredi che però non ebbe mai modo di occuparlo.

In seguito divenne proprietà dei Colonna per tornare per un breve periodo, nel 1493, di proprietà della famiglia Conti. Poi di nuovo dei Colonna. In seguito fu proprietà di Borgia, Lante della Rovere, Borghini-Nagliati, Giuliani e nel 1937 entrò in possesso della famiglia Renani. Poi, a seguito del matrimonio della erede rimane oggi della famiglia Cajaffa.

La trasformazione

Nel ‘600, dopo il lungo nobile periodo di splendori, lo troviamo già trasformato in azienda agricola con molti fabbricati oramai abbandonati e in disuso. Nel 1799 vi si fermarono le truppe francesi del generale Championnet (quello del carnevale di Frosinone) mentre marciava alla conquista del regno di Napoli. Dopo che l’anno prima, le stesse truppe del re Ferdinando IV avevano conquistato Roma cacciando i francesi e dando fine al breve periodo della prima Repubblica romana.

Il castello è a pianta rettangolare allungata ed ha su un lato una torre cilindrica. Attraverso un ponte, una volta levatoio , si accede all’interno che ancora possiede il fascino di una nobile dimora e di una fortezza militare, anche se ridotto in pessime condizioni. Una volta un maestoso Maschio sorgeva al centro, ma fu con il tempo demolito in gran parte. Un bello stemma ricorda la proprietà dei Colonna. Un complesso che meriterebbe certamente molta più attenzione e cura. Ma che, comunque, potrebbe essere reso accessibile in sicurezza per le visite.

 

Guglielmo Viti, Archeologo

 

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