Quando Hitler consacrò i suoi kamikaze

La Seconda Guerra Mondiale è stato il conflitto più spaventoso a memoria dell’uomo, fu causa di 54 milioni di morti e 56 milioni di feriti.

Fin da subito fu una guerra cruenta, grazie anche all’entrata di nuove tecnologie e strategie per la distruzione di massa, come ad esempio i bombardamenti sistematici, le rappresaglie e i genocidi.

Tutti avranno certamente sentito parlare degli onorevoli “kamikaze” giapponesi, i piloti suicidi che si lanciavano con i loro apparecchi sulle navi nemiche, carichi di esplosivo.

Meno famosi furono invece i kamikaze tedeschi,ovvero i Selbstopfer (tradotto selbst “se stessi” , opfer “vittima”).

Questi piloti  furono inseriti in uno squadrone del Kampfgeschwader 200, meglio noto come Squadrone Leonidas, furono addestrati per costituire l’ultima risorsa per attaccare obbiettivi importanti, quali ponti, ferrovie o centri di comando.

Si trattava di volontari, che dovevano sottoscrivere un documento a tutela del Comando che recitava: “Con la presente volontariamente chiedo di essere arruolato nel gruppo suicida come parte di un aliante-bomba a pilotaggio umano. Comprendo perfettamente che l’impiego operativo in tale veste comporterà la mia morte”.

La proposta partì dalla famosa pilota collaudatrice Hanna Reitsch e Otto Skorzeny (quello che liberò Mussolini), che proposero l’utilizzo di una “bomba volante V1” nella quale inserire un alloggiamento di pilotaggio.

Gli inizi del progetto

Inizialmente fu preferito il Messerschmitt Me 328, veicolo sperimentale equipaggiato con pulsogetti, che era nato come “caccia parassita”, ovvero un aereo agganciato a un aeromobile più grande o un aeronave, che veniva sganciato al momento del bisogno per proteggere magari la formazione dei bombardieri.

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La conversione ad aereo-bomba fu però più difficoltosa del previsto ed Heinrich Himmler stava per annullare il progetto, tuttavia Adolf Hitler richiamò Skorzeny che aveva già condotto studi su “siluri umani” per attaccare le navi nemiche; l’austriaco propose la bomba volante V1, ovvero il Fieseler Fi 103R, noto inizialmente come Reichenberg.

All’operazione venne dato il nome di “Projekt Reichenberg” e furono selezionato 100 piloti del KG 200, unità speciale della Luftwaffe, che furono addestrati a condurre azioni potenzialmente suicide.

Teoricamente infatti il pilota avrebbe dovuto paracadutarsi prima dello schianto, ma la cosa sarebbe rimasta estremamente difficile dal momento che la cabina si trovava sotto la presa d’aria del pulsogetto, la sua ristrettezza e l’angolo acuto di impatto, che avrebbero trasformato nel 90% dei casi l’aereo nella bara del suo conduttore.

Il primo volo di prova fu nel settembre del 1944. I test di sgancio avvennero da dei bombardieri Heinkel He 111, con una versione depotenziata della V1 ed una slitta di atterraggio in legno; il collaudo fu eseguito da Hanna Reitsch. Sembra tuttavia che questa nuova arma non fu mai usata in combattimento.

Il V1 modificato ebbe infatti numerosi incidenti durante la fase dei test. Nel primo sganciamento, il pilota per errore attivò il distacco del cupolino e l’aereo si schiantò al suolo, mentre in altri casi i piloti rimasero uccisi perché incapaci di praticare le manovre di atterraggio; anche la Reitsch fu protagonista di alcuni incidenti, dai quali tuttavia uscì incolume.

La collaudatrice tentò quindi degli atterraggi simulati in alta quota, per sfruttare lo spazio aereo e richiamare il velivolo, intuendo che il Fieseler aveva una velocità di stallo troppo alta. Di conseguenza, i piloti che in precedenza avevano cercato di atterrare, essendo inesperti del volo ad alta velocità , avevano affrontato quella fase a una velocità troppo bassa.

Quando Werner Baumbach assunse il comando del Kg 200, nell’ottobre del ’44, decise di sospendere il progetto Reichenberg a favore del “Progetto Mistel”, che prevedeva dei bombardamenti mirati con due aerei “uniti” uno sopra l’altro, di cui quello inferiore sarebbe stato sganciato e pilotato da remoto per schiantarsi sull’obbiettivo.

Secondo Werner le missioni sucide non facevano parte della cultura e delle tradizioni militari tedesche, riuscendo a convincere anche Hitler nel marzo del 1944. L’unità Reichenberg venne sciolta il giorno stesso ed oggi solo i veri appassionati di aeronautica conoscono la storia di questo progetto.

Un tentativo di utilizzo di aerei-bomba fu fatto nell’aprile 1944, durante la missione Aktion 24, che tuttavia fallì per la distruzione degli aerei prima che raggiungessero l’obbiettivo.

La missione aveva il compito di distruggere dei ponti ferroviari situati sul corso del fiume Vistola, in Polonia, per impedire l’approvvigionamento dei rifornimenti all’Armata Rossa.

Furono scelti 4 idrovolanti Dornier Do 24T, che avrebbero dovuto colpire ciascuno i 4 ponti di Varsavia, Torun, Dunjawec e Deblin. I velivoli avrebbero dovuti essere portati in volo e fatti ammarare sul fiume, i piloti li avrebbero dovuti abbandonare raggiungendo la riva grazie a un canotto, mentre un solo uomo a bordo, suicida, li avrebbe schiantati contro i piloni del ponte.

La missione venne tuttavia abortita poiché tre dei quattro aerei furono distrutti durante un raid aereo nell’aeroporto di Reichlin, dove erano custoditi; i tedeschi cercarono comunque di inviare l’aereo rimasto in missione, ma fu abbattuto durante la fase di rollaggio dal lago di Muritz dove vi affondò e fu recuperato solamente nel 1991.

Questa fu l’ultima operazione suicida da parte della Germania Nazista di cui si abbia memoria.

 

 

 

 

 

 

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