Quando un fascista salvò Filettino

Il primo di maggio è la Festa Nazionale del Lavoro, ma per qualcuno significa qualcosa di più, significa poter avere ancora il privilegio di respirare la salubre aria di montagna, di farsi coccolare da un tiepido raggio di sole, significa la vita!

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il paese di Filettino, oltre ai propri cittadini, ospitava numerosi sfollati dalle Marche, dall’Abruzzo e dalle località laziali costiere, come Anzio e Nettuno, complessivamente vivevano circa 8000 persone, che avevano cercato rifugio da quella guerra cruenta e crudele che sembrava non avere fine; i tedeschi avevano stabilito il loro Comando Generale agli Altipiani di Arcinazzo ed esercitavano con prepotenza la propria autorità sugli abitanti della zona e dei paesi vicini, come Trevi nel Lazio e Vallepietra.

Ma a Filettino, non vi si rifugiavano solo dei semplici sfollati, vi erano anche alcuni soldati Alleati, dei piloti scampati all’abbattimento del proprio aereo e tra questi un colonnello inglese ed un radiofonico jugoslavo, che probabilmente collaborava con i partigiani che da Filettino combattevano verso Cassino dove c’era la linea del fronte.

Con missione di spionaggio, un certo Bruno, venne paracadutato dagli Alleati, con lo scopo di raggiungere i militi di Filettino, ma egli venne catturato dai tedeschi e, probabilmente sotto tortura, svelò al nemico sia la presenza dei partigiani indicando tra gli appartenenti, il Sindaco e il Segretario Comunale, il Maresciallo dei Carabinieri e addirittura il prete don Alessandro De Sanctis, oltre a una lista di altri nomi.

Le truppe tedesche compirono una serie di arresti immediatamente, senza fermarsi neanche quando Silverio Benassi, già detenuto si assunse tutta la responsabilità delle attività partigiane nella zona; i tedeschi intervennero contro Filettino, Vallepietra e Trevi, setacciando casa per casa, dall’alba del 1 maggio.

A Filettino gli abitanti furono tutti quanti scortati lungo la strada che partendo dalla fontana dove nasce l’Aniene si congiunge al paese vecchio, tra questi vennero smistati quelli sospettati di collaborare con il Comitato di Liberazione, portandoli in Comune per interrogarli.

Ovviamente, i soldati Alleati ed altri partigiani, avvertiti del pericolo, si erano dati alla macchia, fuggendo verso l’Abruzzo, sparpagliandosi in diverse direzioni, per rendere più difficoltose le ricerche da parte del nemico, che si gettò al loro inseguimento; alcuni vennero comunque catturati, tra questi ricordiamo Federico Martinetti, in seguito salvato dal fratello Nestore durante la notte.

Secondo le memorie, il colonnello inglese riuscì a scamparla, restando moltissime ore, completamente nascosto da una grossa pozzanghera, rimanendo a mollo con solo il viso fuori, coperto da un cespuglio; ma i tedeschi, disposti a tutto, presero a interrogare con violenza la popolazione, suscitando le proteste del parroco, zio di don Alessandro, che si presentò al Comune, venendo scacciato dai nazisti.

Al calare della sera, i soldati decisero di trasferire tutta la popolazione all’interno del paese vecchio, il parroco ne approfittò per liberare tre donne che erano state rinchiuse in una stanza del Comune, essendo sospettate di sapere qualcosa; durante la notte la tensione era altissima, gli abitanti ebbero paura di subire rappresaglie, ogni minimo rumore faceva sobbalzare il cuore in gola, consci che la vendetta dei nazisti per aver nascosto dei nemici sarebbe stata terribile.

All’alba a bordo di tre motociclette, giunsero degli emissari, che notizie portavano? La popolazione sarebbe stata fucilata? Il paese raso al suolo come minacciavano i tedeschi? No, fortunatamente portavano ordini per far si, che sia la popolazione di Filettino, che quelle di Trevi e Vallepietra venissero liberate senza condizioni!

A compiere il miracolo fu il Generale Rodolfo Graziani, natio di Filettino, tristemente ricordato per l’uso dei gas in Africa, ma che in quel frangente, forte del suo ruolo di Ministro della Difesa con la RSI, venuto a conoscenza dell’accaduto, infuriatosi, aveva inviato delle staffette a dare ordine di liberare immediatamente i tre paesi; nei giorni seguenti, i soldati nazisti continuarono a salire a Filettino molestando la popolazione, compiendo piccoli furti, ma niente altro, sapendo che il paese era sotto la protezione di Graziani, che tra le altre cose si adoperò anche per far pervenire agli abitanti beni e generi di prima necessità e materie prime per le attività commerciali; sempre a merito del Graziani anche la strada di collegamento con Capistrello, i cui lavori interrotti durante la guerra furono successivamente conclusi.

Nonostante il suo passato nel disciolto partito fascista, il Generale Graziani venne ricordato con affetto da Filettino ed i suoi abitanti, con la titolazione di un parco che tutt’oggi porta ancora il suo nome ed un mausoleo nella città di Affile, che ha scatenato non poche polemiche tra gli oppositori politici.

 

 

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