L’irriverente Cacini

Una battuta o una risata al momento giusto può alleggerire una giornata pesante, può farci dimenticare anche solo per un momento i problemi. Ed è con queste parole che si riassume la personalità artistica di Gustavo Cacini: attore teatrale del secolo scorso che, grazie ai suoi personaggi, riuscì a entrare nei cuori degli italiani.

Gustavo Cucini. Wikipedia.

Nato il 31 dicembre del 1890 nel quartiere Borgo di Roma, lavorava come “stagnaro” ( idraulico in dialetto romano) quando iniziò a intraprendere la carriera artistica. Riuscì, infatti, a ottenere qualche ingaggio in alcune compagnie romane e fu, durante questi spettacoli, che ideò e mise in scena il personaggio che lo caratterizzò più di tutti: una sorta di sbruffone, di persona arrogante e di attaccabrighe che, attraverso battute maliziose, sapeva, però interloquire con il pubblico, rendendolo partecipe.  Inoltre rendeva questo atteggiamento ancora più ridicolo il suo personaggio nei confronti della sua statura esile e magra. I suoi scambi furono, tra l’altro, ripresi anche da Fellini per il film “Un americano a Parigi”.

Il successo
Il Teatro Jovinelli. Wikipedia.

Da piccole comparse fondò una sua compagnia teatrale “Il treno rosa” e da qui il suo personaggio travalicò il personaggio, tanto che entrò nel linguaggio comune, quando una persona si comportava in modo arrogante, “ ma chi sei, Cocini?”. Era una comicità mirata alla provocazione del pubblico che però, sentendosi anch’esso parte dello spettacolo, ne subiva le battute. È da dire che non sempre il pubblico le accettava: fu proprio a lui che uno degli spettatori lanciò un gatto morto durante uno spettacolo. Episodio poi ripreso da F. Fellini nel film Roma. Non era meno ridicolo il costume di scena che ricordava molto quello di Totò: un frak molto largo con i pantaloni stretti e corti.

Quindi, quello con il pubblico non era sempre un rapporto idilliaco, ma, anzi, capitava frequentemente che gli spettatori si impermalissero. Dal 1926 calcò i palcoscenici più importanti, come “La Fenice”, Il Teatro Volturno, e quello Morgana. Ed è in quest’ultimo che esplose il caso del plagio della canzone: durante i suoi spettacoli era solito entrare la canzone “La vita è cosmica…”, della quale ritornello fu ripreso da Mario Ruccione, autore della canzone fascista “Faccetta Nera”. L’irriverente Cacini così citò per plagio Ruccione al quale chiese un’ingente somma di denaro per i diritti d’autore.

Apparve l’ultima volta nel 1945. Morì a Nettuno, dove si era ritirato, il 31 dicembre del 1969.

Per conoscere un’altra personalità fondamentale del teatro italiano: https://www.prometeomagazine.it/2021/08/02/ricorrono-oggi-100-anni-dalla-scomparsa-di-enrico-caruso-il-piu-grande-tenore-della-storia/