Gli Equi nella Valle dell’Aniene

Le testimonianze archeologiche

E’ risaputo che la zona di Vicovaro, prima della conquista romana, rientrasse tra le numerose roccaforti degli Equi. Ma cosa si conosce di questo antico popolo italico?
Il territorio equo
 Il loro territorio di pertinenza si sviluppava nell’area appenninica a nord-est di Roma, tra la valle dell’Aniene a sud-ovest, quella del Salto a nord e il lago del Fucino a est. Stando alla testimonianza di Livio, le popolazioni ad essi limitrofe erano i Sabini, i Marsi, gli Ernici e i Volsci.
Le fonti scritte
Diverse indicazioni provengono da fonti scritte romane. Secondo Cicerone e Strabone i primi contatti tra Romani ed Equi, descritti assieme agli alleati Volsci, come ‘antichi nemici’ di Roma, risalirebbero addirittura a Tarquinio Prisco, tra la fine del VII e l’inizio del VI sec. a.C., di cui si ricorda un’importante vittoria, mentre a Tarquinio il Superbo è attribuito un trattato di pace con gli stessi. La minaccia degli Equi su Roma parrebbe essere reale in quanto l’alleanza coi Latini (foedus Cassianum) nel 493 a.C., fu stipulata proprio per far fronte alle loro mire espansionistiche. Le guerre eque, nella prima metà del V secolo a.C., vanno immaginate come una serie di razzie finalizzate all’acquisizione di bottini e caratterizzate da poche perdite. In merito a ciò, molto interessante è il ritratto vivace che Virgilio nell’Eneide restituisce del loro carattere: “Aspro fra tutti il tuo popolo, gli Equi adusati alle lunghe cacce nei boschi, e alle dure zolle. Armati lavorano la terra e si compiacciono di radunare prede sempre recenti e vivere di rapina”. Questa prima fase si concluse con l’occupazione della roccaforte dell’Algido, riconquistata poi da A. Postumio Tuberto nella seconda fase bellica, grazie alla quale gli Equi poterono controllare la via Latina. Dopo la sconfitta dei Galli da parte di Roma si assiste gradualmente al diminuire dell’attività bellica equa, sebbene nel 389 a.C. è riportata da Livio una vittoria di Camillo a Bolae. Torna menzione degli Equi dopo la seconda guerra sannitica, nel 304, quando sono vinti e soggiogati definitivamente da Sempronio, ricevendo una forma limitata di libertà, la civitas sine suffragio (cittadinanza senza diritto di voto), come riporta Cicerone. Nello stesso anno è dedotta una colonia militare a Carseoli e nell’anno successivo ad Alba Fucens. Nella media e alta valle dell’Aniene, fra Tivoli e Subiaco fu invece istitutita, nel 299 a.C., la tribus Aniensis, che grazie ad alcune iscrizioni, sappiamo comprendere i centri romani di Trebula Suffenas (Ciciliano), Afilae (Affile) e Treba Augusta (Trevi nel Lazio).
Gli insediamenti nella Valle dell’Aniene
Per quanto riguarda il loro stanziamento nella valle dell’Aniene, a contribuirvi fu la particolare morfologia dell’area, costituita da colline e pendii molto ripidi, che facilitò l’organizzazione degli abitati in siti di altura, fortificati e di fondovalle. I primi costituiscono la testimonianza più antica, essendo presenti già a partire dal X secolo a.C. Ne è un esempio l’insediamento di monte Altuino, nei pressi degli Altipiani di Arcinazzo, originato dalla vicinanza con un percorso di transumanza. Tra questi spicca anche la necropoli di Riofreddo rinvenuta in località Casal Civitella, che ha restituito tombe a fossa e a cassone con corredi risalenti al VI-V sec. a.C. Gli oppida o siti fortificati, utilizzati dagli Equi nel V-IV sec. a.C. nella lunga lotta contro Roma, sono perlopiù dislocati nella zona a sud dell’Aniene, sui monti Ruffi e Affiliani, verso la Valle del Sacco. Rispetto ai siti di altura che superano spesso i 1000 m di altitudine, questi non sorgono mai oltre i 500 m e, a causa delle vicende belliche che li investirono, non hanno restituito solo scarsi manufatti in ceramica. Un esempio di oppidum a noi molto vicino è Trebula Suffenas, presso Ciciliano. Scavi recenti hanno restituito strutture murarie in opera poligonale di calcare che lasciano ipotizzare la presenza di un insediamento fortificato a partire dal V-IV sec. a.C., abbandonato dopo la conquista romana nel 304 a.C. Altra testimonianza a pochi passi da Vicovaro è quella emersa nei pressi di Cineto Romano: si tratta sempre di muri di terrazzamento in blocchi calcarei, pertinenti probabilmente ad un santuario sviluppatosi in due fasi: una alla fine del IV sec. a.C. e il suo ampliamento dopo la romanizzazione. Tracce di un altro oppidum sono state rinvenute anche presso Roviano, in località Olivella, al 35° miglio della via Tiburtina Valeria. Si tratta sempre di strutture in opera poligonale, la cui destinazione resta però ancora incerta.