A Filettino un’opera di Luigi Valadier

Il busto di S. Bernardino

A Filettino nella chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta si conserva il pregevole busto reliquiario argenteo del santo patrono del paese, di S. Bernardino da Siena. Raffigurato secondo l’iconografia tradizionale, il francescano, con la tonsura e il caratteristico saio con il monogramma di Gesù, impresso sul lato sinistro, ha lo sguardo fisso e il volto segnato.

S. Maria Assunta

Commissionato probabilmente da Nicola Marfoli nel 1779, come documenta il Libro delle Deliberazioni Capitolari
della chiesa relativo agli anni 1765-1867, in sostituzione di un più antico reliquiario ligneo, il S. Bernardino citato nel Catalogo delle reliquie della parrocchia del 1843 (n. 55: “Qui si conservano le interiora del nostro Protettore S.Bernardino da Siena”) fu realizzato da Luigi Valadier (1726-1785), noto argentiere pontificio e fonditore come rivelano i punzoni impressi sull’oggetto: il bollo dell’argentiere e il camerale in uso dal 1783 al 1784.
Pertanto l’iscrizione sulla base “PASQVALE SILVESTRI F.A.D. 1785 fu contestuale alla realizzazione dell’opera, ma venne incisa successivamente quando Pasquale Silvestri, rappresentante di un nobile casato filettinese, donò il prezioso manufatto alla locale chiesa madre.

Stemma Silvestri applicato alla base

L’autore del busto, rimasto sconosciuto fino all’ agosto 1979, era citato in modo generico a fine Settecento nel poemetto del sacerdote e poeta locale Eleuterio Arquati:

Il busto, in cui San Bernardino onoro,
fu dono de’ Silvestri e fu l’estremo
che fe’ Mosù Luigi, alto lavoro;
ché poco dopo, divenuto scemo,
s’andò a gettar nel Tevere e morì:
disgrazia, inver, per cui pavento e gemo.

Il 13 agosto del 1979 Filippo Carafa mostrò il busto alla dott. Anna Onali di “Italia nostra” e i versi di Eleuterio Arquati. Furono condotte ricerche sul Chracas, il periodico stampato a Roma dalla famiglia Chracas dal 1716 al 1848, fonte di primaria importanza per la ricerca storica sulla Roma del tempo. Si individuò così l’anonimo argentiere suicida nella figura di Luigi Valadier, padre del grande architetto Giuseppe, al quale tanto deve la città di Roma: Luigi infatti era morto suicida, gettandosi nel Tevere nel 1785, l’anno stesso.

Coppia di candelabri

Il nostro S. Bernardino rappresenta un unicum nella produzione dell’artista romano, che non si dedicò a questa tipologia di manufatti e un dono molto apprezzato a Filettino, quando festeggiano il religioso francescano il 18 e il 20 maggio. Il busto devozionale, sistemato all’interno dell’apposita macchina, viene portato in processione la sera del 19 maggio e la mattina successiva; la sera dei 19, in particolare, i filettinesi, in ossequio delle tradizioni, fanno sostare il busto nella chiesa di San Sebastiano martire, precedente patrono di Filettino.

Luigi Valadier quando Roma incantava il mondo
La bottega romana di via del Babuino 89, rilevata nel 1759 dal padre Andrea, divenne uno dei luoghi più visitati da reali, diplomatici, collezionisti, antiquari, tappa obbligata dei facoltosi visitatori del Grand Tour.

Vi si lavoravano l’argento, l’oro, il bronzo, il marmo, le pietre preziose per realizzare gioielli, arredi sacri e fastosi elementi d’arredo, come i dessert, scenografiche composizioni da tavola. Il genio di Luigi Valadier si riversò anche nella produzione di copie seriali dalla statuaria antica, simbolo di grandezza, nobiltà ed etica, un vero e proprio monito morale dell’antico.

 

avolo in porfido 1773 Roma

 

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