La danza dell’amore è ciociara

C’è stato un tempo in cui, non esistevano la televisione, non c’erano smartphone, tablet per ascoltare la musica, né vi erano luci psichedeliche, né casse che sparavano le melodie a tutto volume, ma vi era la semplicità di due piedi nudi che danzavano nella polvere, il ritmo scandito dai sonaglini su un tamburello o dalle note di una fisarmonica.

Era il tempo dei nostri nonni, un tempo neanche troppo lontano, dove il vestito tradizionale si sfoggiava tutti i giorni, lo si adornava con fiocchi e nastri nei giorni di festa, ma era sempre quello, ora lo vediamo soltanto durante le sagre e le feste patronali.

Ed è così che ogni evento si festeggiava con la danza, propiziatoria o liberatrice, accompagnata dalle note della zampogna e dal battito delle mani, dopo il duro lavoro nei campi o nelle botteghe artigiane, era una occasione per gettarsi alle spalle i problemi, la povertà, ma anche per lanciare proposte amorose.

I giovani approfittavano delle danze, per avere un contatto ravvicinato tra di loro, in un’epoca, in cui era malcostume, soltanto rivolgere la parola ad un appartenente del sesso opposto che non fosse un familiare o il proprio coniuge;  il Saltarello era il ballo più noto.

Nato nella seconda metà del XV° secolo nelle regioni centrali dell’Italia, tra cui Lazio, Molise, Marche, Umbria e Abruzzo, si diffuse anche più a nord in Emilia Romagna, questo allegro ballo coinvolge una coppia uomo-donna, che si fronteggiano “saltellando” a passo di danza con le mani sui fianchi, trovando contatto solamente per la giravolta eseguita dalla donna, assistita dall’uomo che la tiene per la mano, ma vi sono alcune varianti dove uomo e donna eseguono un girotondo assieme tenendosi per entrambe le mani.

Ma era durante la fase in cui i due ballerini si trovavano di fronte, in mezzo al cerchio degli altri danzanti, che battevano le mani, che l’uomo, lanciava la sua proposta alla prescelta, in un crescendo di eccitazione e adrenalina dettata dal frenetico balletto.

Oggi, possiamo ammirare ancora questa folkloristica danza ed altre, grazie alla memoria delle associazioni Proloco ed ai volontari, che mantengono viva la tradizione, durante eventi programmati, come sagre dell’uva, festività religiose e ricorrenze storiche.