1999-2009: storia di un decennio rovente
Tra le aree più a rischio per il surriscaldamento globale figurano i due poli
Ultimo aggiornamento 1° febbraio 2010 |
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Il
decennio appena trascorso è stato il più caldo dalla
seconda metà del XIX secolo, ovvero da quando si è
iniziato a registrare in modo statisticamente affidabile il valore
medio delle temperature annue. A conferma di tale dato numerosi studi
condotti da diversi organismi di carattere internazionale, tra cui il
WMO, l'Organizzazione Meteorologica Mondiale. |
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Variazioni
del calendario delle stagioni, scioglimento dei ghiacciai e
arretramento delle calotte polari, desertificazione di intere regioni
nei continenti africano, sudamericano e asiatico, innalzamento del
livello dei mari, aumento in termini di intensità e frequenza di
eventi quali tempeste e uragani, sul versante atlantico come su quello
pacifico. A detta degli esperti di climatologia questi sono solo alcuni
dei risvolti legati all'incremento delle temperature a partire dalla
fine dello scorso millennio.
"L'aumento generalizzato delle temperature ha conosciuto una vera e
propria accelerazione nell'arco degli ultimi anni – ha dichiarato
Amy Heinzerling, ricercatrice presso l'Earth Policy Institute di
Washington – Allo stato attuale la temperatura media della terra
è di circa 0.8°C maggiore di quanto fosse nel primo decennio
del Novecento. I due terzi di tale incremento si sono avuti a partire
dal 1970".
Tra le aree più colpite dal surriscaldamento globale, senza
dubbio i due poli e le principali catene montuose. In alcune zone
dell'Artico la temperatura media annua, dal 1950 ad oggi, è
cresciuta addirittura di 3°C. Ciò ha portato nel 2007 al
record assoluto in negativo per quanto concerne l'estensione dei
ghiacci marini, con appena 3.6 milioni di chilometri quadrati, circa il
38% in meno rispetto al 1979. Sulle cime dell'Himalaya l'arretramento
dei ghiacci viaggia ad una velocità che oscilla tra i 10 e i 60
metri annui. Nelle Ande, dove si concentra la maggior parte dei
ghiacciai delle fasce subtropicali del pianeta, si è registrata
una diminuzione di quasi un terzo della superficie gelata rispetto ai
valori dei primi anni Settanta.
Effetti deleteri sull'ambiente, ma anche pericoli diretti per l'uomo,
soprattutto a causa dei fenomeni meteorologici più estremi.
Nell'estate del 2003, nel solo continente europeo, un'intensa e
prolungata ondata di calore ha cagionato attorno ai 17 mila decessi tra
la popolazione anziana. Nel 2005, invece, la stagione delle tempeste
nell'Oceano Atlantico è stata di gran lunga la peggiore degli
ultimi due secoli, con 27 episodi significativi, di cui ben 15
classificati come uragani. Tra questi ultimi ricordiamo Katrina,
tristemente noto per il suo lascito di quasi 1850 morti ed oltre 80
miliardi di dollari di danni.
Dario Massara
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