Il pericolo delle "reti fantasma"
Sono la maggiore fonte di danni per gli ecosistemi marini
Ultimo aggiornamento 1° giugno 2009 |
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Lo
stato di salute dei nostri mari continua a destare serie
preoccupazioni, soprattutto a causa degli enormi quantitativi di
rifiuti e scarichi inquinanti che quotidianamente vengono rilasciati
nelle acque, danneggiando gli equilibri di interi ecosistemi. L'ultimo
allarme è stato lanciato appena il mese scorso dalla Fao e
riguarda la spinosa questione delle cosiddette "reti fantasma", ossia
degli strumenti utilizzati per praticare la pesca intensiva. |
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Secondo il rapporto dell'Agenzia delle Nazioni Unite ogni anno negli
oceani vengono riversati circa 6,4 milioni di tonnellate di rifiuti. Di
essi quasi il 90% è costituito da attrezzature per la pesca
dismesse e abbandonate, tra cui i pericolosissimi tramagli (le reti
verticali che si estendono fino a 10 km di lunghezza), le trappole e le
reti a strascico. A ciò vanno poi aggiunti i rifiuti per
così dire comuni, quali contenitori di plastica, corde,
materiali da imballaggio, cavi metallici, scarichi e residui di oli
combustibili e idrocarburi.
"Il problema è serio e deve essere affrontato su
più
versanti – ha dichiarato Ichiro Nomura, vicedirettore
generale
della Fao per il settore pesca e acquacoltura – Occorre
prevedere
interventi sia di tipo risolutivo che preventivo". Le attrezzature per
la pesca fantasma rappresentano una grave minaccia per molte specie
animali. Una volta abbandonate, infatti, continuano ad uccidere pesci e
mammiferi marini per molti anni. Inoltre possono costituire un pericolo
tutt'altro che secondario anche per le imbarcazioni che si trovano a
transitare nei loro paraggi.
Francesco Ferrari
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