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Una seconda Sfinge nella piana di Giza?
L'ipotesi del ricercatore Diego Baratono fa discutere gli appassionati di archeologia
Ultimo aggiornamento 1° febbraio 2008
La Sfinge di Giza. Testa umana, corpo leonino, dimensioni imponenti. La statua monolitica più grande mai realizzata sulla terra. Secondo l'egittologia ufficiale fu costruita 4.500 anni fa dal faraone Chefren, con lo scopo di vegliare sul sacro complesso funerario delle piramidi. A detta di alcuni studiosi indipendenti, invece, le sue origini andrebbero retrodatate addirittura a 12.000 anni fa. Forse il lascito di una civiltà antichissima ed estremamente evoluta, dalle cui conoscenze gli egizi avrebbero poi attinto a piene mani.
Tra i primi a porre in dubbio le teorie tradizionaliste, all'inizio degli anni Sessanta, il matematico francese De Lubicz. A suo dire le pareti del corpo della Sfinge mostravano segni inequivocabili dell'erosione provocata da precipitazioni di notevole entità e durata, non da allagamento per le piene del Nilo. Sennonché, nella storia dell'Egitto, simili piogge a carattere torrenziale ebbero luogo solamente non più tardi del 7.000 a.C., in piena epoca post glaciazione. Invero, in un periodo di gran lunga antecedente all'avvento delle dinastie del Regno Antico.

Di recente, poi, si sono fatte strada altre tesi alternative. Affascinante, benché priva di riscontri tangibili, quella di un gruppo di archeo-astronomi, secondo cui esisterebbe una corrispondenza tra la Sfinge e la costellazione del Leone, con la prima che, in occasione dell'equinozio di primavera del 10.500 a.C., avrebbe rivolto lo sguardo verso il suo alter ego celeste. In sostanza, dietro al gigante antropomorfo si celerebbe una sorta di orologio millenario, volto a indicare un passato lontano ben 12.000 anni.

Teorie e opinioni a confronto s'intrecciano attorno a un enigma che permane da secoli. Eppure c'è un punto su cui tutti gli studiosi convergono, la necessità di proseguire negli scavi. Per amore delle conoscenza. Per scoprire i tasselli mancanti del mosaico. Verosimilmente per inseguire la leggenda della misteriosa "Sala dei Documenti". Una stanza ancora nascosta sotto tonnellate di sabbia, forse tra gli arti anteriori del leone di pietra, al cui interno sarebbero custoditi i segreti della storia del mondo antico.

Proprio tra le zampe della Sfinge, sotto il volto umano, è collocata una lapide in granito, la "Stele del Sogno". Voluta dal faraone Thutmosis IV, a celebrare il disseppellimento della statua attorno al 1390 a.C., essa presenta un'immagine emblematica, che ha destato e desta tuttora grande interesse: due leoni sopra due templi, l'uno di spalle all'altro, uno rivolto a est, l'altro a ovest. Una mera raffigurazione ornamentale o c'è qualcosa di più?

Da circa dieci anni il ricercatore italiano Diego Baratono sostiene che i due animali mitologici della stele costituiscano solo l'ultimo indizio che condurrebbe a un'ipotesi suggestiva e, al contempo, rivoluzionaria: l'esistenza di una seconda Sfinge. "In base a documenti noti e alle mie scoperte sul sistema paleo-geomentrico utilizzato dagli antichi egizi, si può affermare che, con ogni probabilità, sulla piana di Giza esistano due Sfingi e non una sola".

Dopo una spedizione tenutasi appena la scorsa estate, al fine di condurre dei sopralluoghi con l'ausilio di rilevatori elettronici, Baratono avrebbe persino individuato l'area esatta in cui condurre gli scavi. Si tratterebbe del punto simmetrico alla Sfinge esistente rispetto alla circonferenza individuata dalle tre piramidi. Precisamente alla spalle della tomba di Chefren, ad almeno venti metri di profondità.

"Non c'è assolutamente nulla che possa dimostrare l'esistenza di due Sfingi – replica perentorio Zahi Hawass, il massimo responsabile della Sovrintendenza ai beni archeologici per il governo egiziano – La Stele del Sogno risale a duemila anni dopo la Sfinge e mostra due leoni solo perché vuole rappresentare la dualità". Inoltre, sempre secondo Hawass, la Sala dei Documenti non è altro che "un sogno a cui molte persone amano credere, giacché non è mai emerso nulla sui documenti di Atlantide".

Ancora una volta teoria classica e idee alternative si contrappongono. Magari avranno ragione gli scettici a dubitare di certe ipotesi ardite e, all'apparenza, prive di oggettività. Tuttavia, nella storia, non mancano gli episodi di scoperte sensazionali scaturite da semplici intuizioni. Frutto sì di abnegazione e studio, ma anche di un'imprescindibile dose di fantasia. Non resta, dunque, che attendere i nuovi sviluppi
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Dario Massara

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