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Colesterolo alto: anche i giovani a rischio
Negli Stati Uniti preoccupa l'aumento dei casi di aterosclerosi tra i ragazzi
Ultimo aggiornamento 1° febbraio 2010
Disfunzioni e malattie del sistema cardiocircolatorio non sono affatto una prerogativa della cosiddetta terza età. Abitudini di vita malsane, scarsa attività fisica, consumo smodato di sigarette e alcool, eccesso di perso e ipertensione costituiscono fattori di rischio anche per i più giovani. È per questo che gli esperti raccomandano di eseguire controlli periodici già dai vent'anni, a cominciare dalle analisi del colesterolo.
Quando si parla di colesterolo si è soliti riferirsi alla colesterolemia, cioè alla concentrazione di lipoproteine presenti nel sangue. Queste ultime sono distinte in varie classi, a seconda della loro composizione e del peso specifico. Le classi più significative sono le HDL e le LDL. Volgarmente i livelli delle prime vengono definiti "colesterolo buono", mentre quelli delle seconde "colesterolo cattivo". In base ai parametri fissati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, le analisi cliniche praticate presso ospedali e ambulatori prendono in considerazione due valori fondamentali, la colesterolemia totale (di norma in un uomo deve attestarsi attorno a 200) e il rapporto tra colesterolo totale e HDL (negli uomini non dovrebbe risultare superiore a 5, nelle donne a 4.5).

Qualora il valore della colesterolemia superi in misura significativa il limite raccomandato di 200, quali possono essere le conseguenze per la salute dell'organismo? Stando alle rilevazioni statistiche tanto dell'OMS quanto degli altri organismi di carattere nazionale e internazionale in ambito medico, i pericoli maggiori sono senza dubbio quelli connessi allo sviluppo dell'aterosclerosi, un'infiammazione cronica delle arterie. Essa porta a un accumulo di materiale lipidico, con conseguente ispessimento dell'intima, il rivestimento interno delle arterie stesse. Se non diagnosticata e trattata in modo adeguato, la malattia può condurre a gravi fenomeni ischemici, che colpiscono in prevalenza il cuore (infarto del miocardio), l'encefalo, l'intestino e gli arti inferiori.

In linea di massima i medici sono sempre stati propensi a ritenere l'aterosclerosi un problema limitato solo agli individui adulti, dai 45-50 anni in su. A contraddire tale convinzione, però, alcuni studi condotti di recente negli Stati Uniti. In particolare, un gruppo di cardiologi dello UT Southwestern Medical Center di Dallas, in Texas, ha osservato come, nel corso degli ultimi due decenni, la percentuale dei soggetti potenzialmente a rischio sia fortemente cresciuta, andando a riguardare persino la popolazione in età adolescenziale. Tra le cause di tale preoccupante abbassamento in termini anagrafici della soglia di pericolo, l'adozione di stili di vita scorretti, ovvero di regimi alimentari troppo ricchi di calorie e grassi saturi, troppo poveri di fibre vegetali.

"L'aterosclerosi sta iniziando a manifestarsi sempre prima – ha dichiarato il dottor Anand Rohatgi, docente associato alla cattedra di Cardiologia dell'Istituto texano – Eppure per ridurre i valori del colesterolo basterebbero misure molto semplici, come contenere l'assunzione di grassi saturi al di sotto del 7% del totale delle calorie giornaliere e aumentare il quantitativo di fibre solubili di appena 5-10 grammi". Proprio per contrastare il proliferare delle patologie cardiovascolari di origine aterosclerotica tra i giovani, i ricercatori statunitensi hanno lanciato un apposito programma preventivo, consigliando già ai ragazzi di 18-20 anni di sottoporsi, con cadenza almeno quinquennale, ad un ciclo di analisi complete dei livelli del colesterolo
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La Redazione

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