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Biocarburanti da colture marine
Un progetto in Medio Oriente mira a produrre biodiesel per aerei dalle piante di salicornia
Ultimo aggiornamento 15 febbraio 2010
Piante marine e combustibili alternativi. Due dei maggiori problemi legati alla produzione di biocarburanti vegetali risiedono nella sottrazione di terreni alle colture alimentari e nell'utilizzo di ingenti quantitativi di acqua dolce per l'irrigazione. Ora, però, un nuovo studio condotto dall'Istituto Masdar, negli Emirati Arabi Uniti, punta a risolvere tali inconvenienti, mediante la coltivazione di alberi di mangrovia e di salicornie all'interno dei canali per gli allevamenti ittici.
Nel corso dei loro esperimenti, i tecnici del centro di ricerca di Abu Dhabi sono partiti dallo scavo di un canale delle dimensioni di due chilometri quadrati nelle vicinanze del mare. Successivamente, tramite l'impiego di pompe idrauliche di grande portata, il canale è stato riempito di acqua salata, e al suo interno sono state collocate le apposite gabbie per l'allevamento di pesci e gamberetti. A quello che sin qui potrebbe apparire un classico esempio di acquacoltura è stata poi abbinata la coltivazione della salicornia, una pianta tipica delle paludi costiere, di forma cespugliosa e i cui semi sono estremamente ricchi di sostanze oleose. In ultimo, per evitare che le acque sporche per i residui degli allevamenti potessero incanalarsi e confluire in mare aperto, è stata realizzata una barriera naturale con degli alberi di mangrovia, le cui foglie possono addirittura fungere da mangimi per i pesci.

"L'obiettivo del nostro progetto è quello di ottenere biocarburanti senza sottrarre terra all'agricoltura tradizionale e senza utilizzare enormi quantità di acqua dolce, come invece accade col biodiesel estratto dai cereali" ha dichiarato Scott Kennedy, uno dei coordinatori dello studio. Secondo gli esperti il procedimento estrattivo dell'olio di semi di salicornia è molto simile a quello di altre piante oleaginose, quali ad esempio il girasole. In particolare, il liquido vegetale ottenuto può essere agevolmente modificato mediante processi chimici e trasformato in un combustibile adatto alla maggior parte dei motori degli aeromobili in circolazione.

In linea di principio l'agricoltura marina integrata potrebbe rivelarsi un sistema molto efficiente anche per quanto attiene all'abbattimento delle emissioni dei gas serra. Infatti, da un lato le coltivazioni di salicornia, sfruttando come concime i residui fecali degli animali, non richiede fertilizzanti chimici, una delle principali fonti di produzione di ossidi di carbonio nel ciclo del biodiesel. Dall'altro le foreste di mangrovie, oltre a bloccare gli inquinanti solidi, con le loro radici tendono ad assorbire dall'ambiente importanti quantitativi di biossido di carbonio.

Negli scorsi mesi un esperimento simile era già stato tentato in Eritrea, grazie all'impegno della Fondazione Seawater di Carl Hodges, attuale consulente esterno dell'Istituto Masdar. Sebbene il progetto sia stato archiviato anzitempo per problemi di carattere politico, a detta dello stesso Hodges anche nello stato africano l'agricoltura marina integrata aveva dimostrato di poter condurre a risultati apprezzabili
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Dario Massara

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